Formaggi “taglienti” e biscotti ammuffiti: come difendersi? | Tuttoconsumatori - CNCU

 
26.07.2013

Formaggi “taglienti” e biscotti ammuffiti: come difendersi?

In pochi mesi la signora Manuela di Roma ha trovato una serie brutte sorprese nel carrello della spesa: poco prima di Pasqua aveva comprato in un supermercato un formaggino industriale e, aprendolo, ha trovato all’interno un pezzo di lama da impastatrice ammuffita. Poche settimane dopo ha trovato, all’interno di un ovetto al cioccolato per bambini, una spilla da balia. Cambiare supermercato non è servito: poco più di un mese fa, aprendo una confezione di biscottini per il figlio di 1 anno e mezzo, è inorridita scoprendo un pezzo di impasto ammuffito. Da ultimo, una settimana fa, incredula, ha trovato un blocco di muffa in un formaggio dolce alla frutta per il bambino.
L’incontro con Confconsumatori, che da oltre 30 anni si occupa di sicurezza alimentare, ha convinto la signora Manuela a fare conoscere la sua sfortunata esperienza: «Non voglio un risarcimento – spiega l’associata di Confconsumatori – vorrei solamente sensibilizzare le aziende perché certe cose non devono capitare, soprattutto coi prodotti per l’infanzia».

Come deve comportarsi chi acquista un prodotto alimentare avariato o difettoso?

«Per prima cosa- spiega Massimiliano Valcada, Responsabile Sicurezza Alimentare di Confconsumatori - il consumatore deve verificare che le confezioni che contengono prodotti alimentari siano integre, non presentino rigonfiamenti o difetti. Quando la confezione di un prodotto alimentare non è integra non bisogna acquistare (facendolo presente al responsabile del punto vendita) né consumare l’alimento, se già acquistato».

E se il consumatore l’ha già mangiato?

«Se il prodotto della cui salubrità si ha ragione di dubitare è stato in parte già consumato, è opportuno conservare, se possibile, la parte restante per un’eventuale diagnosi».

Ed é opportuno fare segnalazioni? Qual è l’autorità di riferimento?

«Sì. Quando apriamo una confezione di un alimento e il suo contenuto appare, a prima vista, non idoneo al consumo (es. muffe, colorazione non tipica del prodotto), oltre a non consumarlo, è opportuno segnalare l’accaduto all’Autorità (es. i NAS, Nuclei Antisofisticazioni e Sanità che collaborano con il Sistema Rapido di Allerta europeo,o le Asl). É necessario segnalare il problema tempestivamente anche ai produttori e ai grandi distributori, che, in presenza di un prodotto potenzialmente pericoloso per la salute, devono essere messi immediatamente nella condizione di poter verificare l’accaduto e prendere gli opportuni provvedimenti (es. ritiro del prodotto) nel più breve tempo possibile».

Cosa non può mancare nella segnalazione del consumatore?

«É sempre bene documentare sia l’acquisto (es. scontrini), sia lo stato del prodotto (anche con una foto come nel caso della signora Manuela), avendo cura di registrare i dati relativi al prodotto (scadenza, lotto, ecc)».

A cosa ha diritto chi si imbatte in un acquisto difettoso o pericoloso?

«Indubbiamente il consumatore ha diritto al rimborso e a un eventuale risarcimento, in caso si verifichino danni per la salute».

 Problemi per la salute possono nascere anche dal cattivo trattamento del cibo in casa propria: «I dati diffusi dal Ministero della Salute – commenta Mara Colla, Presidente nazionale di Confconsumatori – confermano che molti casi di intossicazioni alimentari sono dovuti a un’errata conservazione e manipolazione del cibo. Per questo Confconsumatori ha realizzato un sintetico opuscolo informativo, distribuito anche nei supermercati e stiamo lavorando a nuovi progetti in tal senso, destinati soprattutto ai giovani».